Come provare l’omessa notifica a mezzo pec

Il titolare di una ditta individuale dichiarata fallita ricorreva in cassazione sostenendo di non avere avuto alcuna notizia dell’istanza di fallimento e della fissazione della udienza prefallimentare, evidenziando come il medesimo indirizzo PEC cui la notifica risultava inviata dalla cancelleria fosse stato attribuito a due diverse imprese commerciali, e cioè sia quella individuale dichiarata fallita e sia altra.
Essendo tuttavia agli atti la Ricevuta di Avvenuta Consegna, la Corte di Appello, quanto alla dedotta mancata ricezione del messaggio, evidenziò che l’allegazione circa la difformità dal vero della ricevuta del messaggio PEC, necessitava di proposizione di querela di falso onde porre nel nulla detta attestazione.

Con la recente pronuncia n. 15035/2016 la Corte di Cassazione ha ritenuto non necessario il procedimento di querela di falso per la contestazione di una Ricevuta di Avvenuta Consegna di una PEC di notificazione.

In particolare la Suprema Corte ha stabilito che: “erroneamente la corte d’appello ha ritenuto che per superare l’attestazione contenuta nella RAC fosse sempre necessario proporre querela di falso, dovendo invece applicarsi il principio a tenore del quale nelle notifiche telematiche a mezzo della posta elettronica certificata, richieste dal cancelliere dell’ufficio giudiziario ai sensi dell’art. 15, comma terzo, 1.fall., la ricevuta di avvenuta consegna generata automaticamente dal sistema informatico del gestore di posta elettronica certificata del destinatario costituisce prova dell’avvenuta consegna del messaggio nella sua casella, pure suscettibile di prova contraria a carico della parte che intende contestarne il contenuto, senza necessità di proporre querela di falso.”
È dunque sempre ammessa prova contraria avverso la c.d. “RAC” senza necessità di querela di falso.

Contemporaneamente la Corte affronta anche il problema degli indirizzi PEC registrati a nome di diversi soggetti giuridici e sul punto stabilisce “la notifica telematica si ritiene perfezionata nei confronti del titolare dell’indirizzo di PEC – ancorché lo stesso sia contemporaneamente riferibile a più soggetti -, nel momento in cui risulta emessa la RAC da parte del suo gestore di posta elettronica certificata.”
Il destinatario della notificazione, quindi, non potrà difendersi lamentando una registrazione dell’indirizzo a nome di più soggetti giuridici dovendo ritenersi, sostiene ancora la Cassazione, “del tutto irrilevante……. la circostanza che [omissis] avesse comunicato al registro delle imprese il medesimo indirizzo PEC, sia per l’impresa individuale poi fallita che per altra società di capitali di cui era comunque amministratore”.