Il telefonino nel processo

La Corte di Cassazione penale, nella sentenza n.524/2017 ha deciso che sia le registrazioni, sia i video ripresi col telefonino hanno accesso nel processo e costituiscono prova.
Nel caso trattato dalla Suprema Corte l’imputato era accusato di reati sessuali ed aveva – proprio lui – filmato integralmente gli incontri.
Dall’esame del video apparivano in modo evidente le prove dei reati contestati
La Corte ha chiarito al §6 del diritto che le registrazioni tra presenti sono prova valida, attendibile ed oggettiva di un fatto storico.
Tuttavia per poter efficacemente utilizzare le registrazioni è necessario che la registrazione sia effettuata dai partecipanti alla conversazione o dai presenti al fatto.
La Corte ha anche affermato che “le registrazioni di conversazioni – e di video – tra presenti, compiute di propria iniziativa da uno degli interlocutori, non necessitano dell’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, ai sensi dell’art. 267 c.p.p., in quanto non rientrano nel concetto di intercettazione in senso tecnico, ma si risolvono, come sopra visto, in una particolare forma di documentazione, non sottoposta ai limiti ed alle formalità delle intercettazioni”.
Si tratta, infatti, di situazioni del tutto diverse fra loro e non si può equiparare la registrazione effettuata, sia pure occultamente, da uno dei protagonisti della conversazione, all’ingerenza esterna sulla vita privata costituita dall’intercettazione svolta per opera di un terzo.