La costituzione di società tra avvocati e un socio non avvocato: la parola alle Sezioni Unite della Cassazione.

Due avvocati e una laureata in economia, quest’ultima con una partecipazione del 20%, costituiscono una società in accomandita semplice (Studio Legale … Società Professionale in accomandita semplice) e ne chiedono l’iscrizione all’ordine circondariale forense di appartenenza.
L’Ordine respinge la domanda di iscrizione e il Consiglio Nazionale Forense, a seguito di ricorso, con una pronuncia del 24 novembre 2016, ne conferma l’operato.
La società professionale in accomandita semplice si è rivolta quindi alle Sezioni Unite della Cassazione per la riforma della sentenza della massima istituzione nazionale forense evidenziando la falsa ed errata applicazione della L. n. 183 del 2011, art. 10, nella parte in cui la pronuncia impugnata ha ritenuto inapplicabile agli avvocati tale norma per l’esercizio di attività professionali secondo i modelli regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile, norma che ha introdotto la facoltà di costituire società anche di capitali, multidisciplinari e con la presenza di professionisti iscritti in altri albi o di soci di capitale.
I giudici di legittimità, con l’ordinanza interlocutoria n. 15278 del 20 giugno 2017, si rendono conto della novità della questione e dispongono l’acquisizione di una relazione che ricostruisca il panorama normativo, dottrinario e giurisprudenziale alla luce degli aspetti evidenziati nel ricorso:

  • la L. n. 183 del 2011, art. 10, comma 4, prevede la possibilità di costituire società, anche di capitali, fra professionisti e soci non professionisti (sia pure con alcune peculiari disposizioni concernenti i rapporti fra di essi, le maggioranze all’interno della società e l’esercizio dell’attività professionale con i relativi obblighi deontologici);
  • la legge ordinamentale forense del 31.12.2012, n. 247, prevedeva – all’art. 5, comma 2, lett. a) – una delega al Governo contenente, fra i principi e criteri direttivi, la previsione che l’esercizio della professione forense in forma societaria fosse consentito a società, di persone o di capitali o cooperative, i cui soci fossero avvocati iscritti all’albo;
  • la delega non è stata esercitata;
  • il Consiglio Nazionale Forense, nella sentenza impugnata, ritiene che il divieto di società tra avvocati con la partecipazione anche di soci non professionisti previsto nella L. n. 247 del 2012, art. 5, comma 2, lett. a), sarebbe sopravvissuto, quanto a mero contenuto precettivo, pur dopo lo scadere del termine per l’esercizio della delega, con l’effetto di consentire agli avvocati soltanto la costituzione di società di cui al D.lgs. n. 96 del 2001 (di attuazione della direttiva 98/5/CE), che tra prevede, tra avvocati, solo la costituzione di società di persone (nella forma della S.n.c., applicabile salvo quanto specificamente previsto nel medesimo D.lgs.) e senza la partecipazione di soggetti privi di tale titolo professionale;
  • i ricorrenti evidenziano, di contro, il venir meno del divieto di cui alla L. 247/12, art. 5, comma 2, lett. a), con lo scadere della delega e la conseguente applicabilità della normativa generale contenuta nella L. n. 183 del 2011, art. 10, commi da 3 a 11;
  • indipendentemente dalle sorti della delega, altra ipotesi ricostruttiva fa leva sul rilievo che il comma 9 del cit. art. 10 legge n. 183 del 2011 espressamente fa salvi i diversi modelli societari e associativi già vigenti alla data di entrata in vigore della legge; per l’effetto, ritiene pur sempre attuale il D.lgs. n. 96 del 2001, per cui o, dopo la L. n. 183 del 2011, art. 10, l’unico tipo di società tra avvocati sarebbe quello di cui alla lex specialis contenuta nel citato D.lgs. n. 96 del 2001, oppure, oltre a tale tipo di società (note con l’acronimo STA) disciplinato dal cit. D.lgs. n. 96 del 2001, gli avvocati potrebbero costituire anche società tra professionisti (note con l’acronimo STP) ai sensi della L. n. 183 del 2011, art. 10, e, quindi, società anche di capitali, multidisciplinari e con la presenza di professionisti iscritti in altri albi o di soci di capitale.