La notifica tramite pec non è ammissibile nel processo amministrativo

Desta meraviglia la recente pronuncia pronuncia n. 189 del 20.1.2016 con cui il Consiglio di Stato ha affermato che la notifica tramite posta elettronica certificata non è utilizzabile nel processo amministrativo “…essendo, com’è noto, esclusa, in base al disposto di cui all’art. 16-quater, comma 3-bis, del D.L. n. 179/12 come convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, l’applicabilità alla giustizia amministrativa delle disposizioni idonee a consentire l’operatività nel processo civile del meccanismo di notificazione in argomento (ovvero i commi 2 e 3 del medesimo art. 16-quater)…”.
La particolarità della sentenza risiede nella circostanza che i giudici della terza sezione di Palazzo Spada hanno sostanzialmente fatto retromarcia in ordine all’ammissibilità della notifica tramite pec all’indomani di importanti provvedimenti in senso contrario e a favore della sua validità nel processo amministrativo, resi nel 2015 dalla stessa sezione (n. 4270 del 14 settembre 2015) e da altre sue sezioni (V con la n. 4862 del 22 ottobre 2015 e VI con la n. 2682 del 28 maggio 2015).
In particolare, il Consiglio di Stato, con la pronuncia di gennaio 2016, ha ritenuto inesistente – e non sanabile – la notifica di un atto di appello effettuata alla società appellata tramite posta elettronica certificata ai sensi e per gli effetti di cui alla legge n. 53 del 21 gennaio 1994: “…né a sanare l’invalidità di tale notifica può valere la successiva costituzione in giudizio del soggetto destinatario della stessa, atteso che vertesi in ipotesi di inesistenza della notifica (in quanto trattasi di modalità di notificazione priva di qualsivoglia espressa previsione normativa circa l’idoneità della forma prescelta a configurare un tipico atto di notificazione come delineato dalla legge; tipicità, questa, che non consente nemmeno di poter ravvisare nella fattispecie un’ipotesi di errore scusabile ), in alcun modo sanabile…”.
La decisione è motivata con la mancata adozione, per il processo amministrativo telematico, delle regole tecniche e specifiche tecniche così come previste dal codice dell’art. 13 dell’allegato 2 al Codice del Processo Amministrativo; in mancanza, la notifica dell’appello tramite posta elettronica certificata è da considerarsi “speciale” ai sensi dell’art. 52 C.P.A., comma 2, che prevede per il suo utilizzo una specifica autorizzazione presidenziale, del tutto mancante nel caso sottoposto al vaglio dei giudici amministrativi di secondo grado.
Motivazioni opposte, nel senso della validità nel processo amministrativo della notifica tramite pec, erano state addotte nella sentenza n. 4862 del 22.1.2015 laddove il Consiglio di Stato aveva evidenziato che non condivisibile è l’assunto secondo cui “…l’art. 46 del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni nella L. 11 agosto 2014, n. 114, nell’aggiungere all’art. 16 quater del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni nella L. 17 dicembre 2012, n. 221, aggiunto dall’articolo 1, comma 19, L. 24 dicembre 2012, n. 228, un nuovo comma 3 bis, in base al quale “le disposizioni dei commi 2 e 3 non si applicano alla giustizia amministrativa”, avrebbe sancito l’inapplicabilità, al processo amministrativo, del meccanismo della notificazione in via telematica -a mezzo PEC dell’atto introduttivo del giudizio da parte degli avvocati.
In realtà, il sopra citato art. 46 esclude l’applicazione, al processo amministrativo, dei commi 2 e 3 non della L. 21 gennaio 1994, n. 53, ma dell’art. 16 quater del D.L. n. 179 del 2012, conv. con mod. nella L. n. 221 del 2012, il quale, al comma 2, demanda a un decreto del Ministro della giustizia l’adeguamento alle nuove disposizioni delle regole tecniche già dettate col D.M. 21 febbraio 2011, n. 44, mentre al comma 3 stabilisce che le disposizioni del comma 1 “acquistano efficacia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto di cui al comma 2”.
La mancata autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, del c.p.a. non può considerarsi ostativa alla validità ed efficacia della notificazione del ricorso a mezzo PEC atteso che nel processo amministrativo trova applicazione immediata la L. n. 53 del 1994 (e, in particolare, per quanto qui più interessa, gli articoli 1 e 3 bis della legge stessa), nel testo modificato dall’art. 25 comma, 3, lett. a) della L. 12 novembre 2011, n. 183, secondo cui l’avvocato “può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale … a mezzo della posta elettronica certificata”…”.
Deve ritenersi, peraltro, che lo stesso Consiglio di Stato aveva definito irreversibile la tendenza del processo amministrativo a trasformarsi in processo telematico.
In attesa di ulteriori interventi che possano portare chiarezza in materia il decreto “milleproroghe” del 30.12.2015 n. 302 ha disposto lo slittamento al 1.7.2016 l’avvio del P.A.T. (processo amministrativo telematico).