PCT: sopravvivere all’errore fatale

Capita che il deposito telematico di atti avvenga in prossimità della scadenza del termine. Di solito va tutto bene.
Ma a volte, a termine scaduto, può arrivare una PEC con un messaggio sinistro, e cioè “ERRORE FATALE non gestibile dal sistema informatico” ed il tema può assumere contorni drammatici per le possibili conseguenze processuali.
Di questa specifica eventualità si è occupato il Tribunale Bologna con un recente provvedimento.
Dopo aver depositato una costituzione venerdì 2 dicembre (ultimo giorno) ed aver ricevuto le prime tre pec, il successivo lunedì giungeva al difensore la quarta pec con il messaggio di errore.
A quel punto il difensore ridepositava immediatamente e l’adempimento andava a buone fine.
Il Tribunale di Bologna, investito della questione, ha dapprima ricordato che “il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia”.
L’ipotesi ricorreva nel caso in esame.
Come è noto, infatti, l’accettazione della busta, effettuata dalla cancelleria dell’ufficio giudiziario destinatario è indispensabile affinché il deposito telematico entri nel fascicolo informatico e sia pertanto conoscibile al giudice e alla controparte.
Preso atto della situazione e dell’assenza di responsabilità specifica del depositante – visto che l’accettazione è stata impedita, incomprensibilmente, dalle caratteristiche di un file depositato in formato pdf e quindi conformemente alle specifiche tecniche come confermato dal fatto che il deposito era accertato dal gestore pec del Ministero – il Giudice ha ritenuto insussistente l’ipotesi di un errore scusabile da rimettere in termine ed ha semplicemente considerato il deposito tempestivo.