Processo amministrativo telematico (PAT): le prime pronunce dei TAR

I giudici del TAR Lazio, con l’ordinanza dell’8 marzo scorso, n. 3231, si sono espressi su varie problematiche che interessano il processo amministrativo telematico (PAT) a cominciare dal “modulo deposito ricorso”.

Il modulo di deposito del ricorso viene sottoscritto con firma digitale, secondo quanto prescritto dall’art. 6, comma 5, dell’all. A al D.P.C.M. n.40/2016, che peraltro espressamente prevede che “la firma digitale PADES si intende estesa a tutti i documenti contenuti” (nel Modulo n.d.r). Tale locuzione (sia per la ratio del PAT, sia per l’espresso riferimento dell’al art. 6, comma 4, dell’All.A D.P.C.M. n. 40/2016 al “ricorso”, sia per l’ovvia considerazione che i documenti allegati non devono essere firmati dal difensore, ma al più autenticati), deve intendersi riferita, in senso onnicomprensivo, a tutti gli atti di parte allegati con il Modulo, che ove non sottoscritti ex ante dovranno ritenersi firmati soltanto al momento della sottoscrizione di invio del Modulo di deposito, (secondo quanto riscontrabile tramite il software Adobe);
La copia informatica di documento analogico, ove priva di autenticazione – ai sensi dell’art. 22 comma 3 del CAD, espressamente applicabile al PAT per effetto dell’art. 2 comma 6, del CAD come sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. c), D.lgs. 26 agosto 2016, n. 179 – ha la stessa efficacia probatoria dell’originale da cui è tratto se la conformità all’originale non è espressamente disconosciuta. Secondo la giurisprudenza formatasi con riferimento alle tradizionali riproduzioni fotografiche “cartacee” disciplinate dagli artt. 2712 e 2719 c.c. (Cass. civ. Sez. lavoro, 06-09-2001, n. 11445), di cui la copia informatica costituisce la versione “moderna”, in mancanza di disconoscimento, non è consentito al Giudice contestare, oltre al valore giuridico dell’atto di parte, la provenienza della sottoscrizione;
In caso di deposito dell’atto introduttivo del giudizio in un formato diverso da quello ammesso ai sensi del richiamato art. 12 delle specifiche tecniche allegate al DPCM n. 40, in mancanza di espressa sanzione stabilita dal legislatore, analogamente a quanto ritenuto in casi analoghi dalla giurisprudenza civile (Tribunale Milano, sez. IX civile, sentenza 3/2/2016, n. 1432), può essere consentita la regolarizzazione onerando parte ricorrente del deposito di copia informatica dell’originale cartaceo, in formato PDF sottoscritto con firma digitale (tratto da Wolters Kluver, Quotidiano Giuridico, 30.3.2017).