Separazione consensuale: l’accordo vale solo per i rapporti che ne sono stati oggetto

All’indomani della separazione consensuale e a seguito di notifica della sentenza di divorzio (congiunto) da parte della ex moglie all’ex marito, quest’ultimo chiedeva ed otteneva decreto ingiuntivo in danno della prima, sostenendo che questa fosse debitrice della somma che lui le aveva prestato per acquistare, ristrutturare ed arredare l’immobile destinato, successivamente, ad abitazione familiare.
In sede di opposizione, l’ex moglie adduceva, tra le altre, la circostanza che tra le parti era intervenuta una separazione consensuale e che questa avrebbe dovuto considerarsi transattiva rispetto ad ogni reciproca pretesa economica. L’opposizione era rigettata in primo grado e in secondo grado. Il giudice dell’appello osservava che le condizioni di una separazione consensuale, benché concordate tra le parti, non potevano essere considerate transattive di ogni pretesa patrimoniale tra le parti.
Avverso la decisione della Corte, la ex moglie proponeva ricorso per cassazione lamentando l’omessa pronuncia della Corte d’Appello in ordine all’effetto transattivo e conciliativo di tutti i rapporti economici tra i coniugi, raggiunto in sede di separazione consensuale.
Con la pronuncia del 26.1.2018, n. 2036, i giudici di Piazza Cavour affermano che l’accordo di separazione statuisce solo sui rapporti che ne sono stati oggetto.
In particolare, la corte di legittimità chiarisce che la separazione consensuale è un negozio giuridico avente un duplice contenuto: un contenuto essenziale (affidamento della prole, consenso reciproco a vivere separati, l’assegno di mantenimento ove ne ricorrano i presupposti); un contenuto eventuale costituito da accordi patrimoniali del tutto autonomi, conclusi in vista di un regime di vita separata. In ordine al solo contenuto eventuale, le parti sono libere di prevedere ciò che ritengono più opportuno o di non prevedere alcunché, di disciplinare alcuni rapporti e non altri. Ne consegue che “l’accordo raggiunto dalle parti ha valore per quanto le parti concordano, non per quanto le parti non concordano” e che, quindi, l’accordo raggiunto in sede di separazione consensuale può disciplinare solo ciò che ne ha costituito oggetto.