Sì alla sentenza elettronica: verso la digitalizzazione completa del processo

La Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 22871 depositata il 10 novembre scorso, ha spazzato via ogni dubbio sulla legittimità della sentenza redatta elettronicamente sancendo che la firma digitale garantisce l’identificabilità del magistrato che la sottoscrive, l’integrità del documento e la sua non modificabilità.
E la soluzione cui perviene la Suprema Corte è possibile non per via interpretativa-analgica ma “soltanto per via legislativa”.
Nel corpo del provvedimento, i giudici di legittimità evidenziano che l’equiparazione della sottoscrizione materiale del giudice alla firma digitale è stata attuata dalle norme sul processo civile telematico, nonostante la mancanza di un intervento diretto del legislatore sulle norme del codice di rito relative alla forma e alla sottoscrizione dei provvedimenti del giudice.
La ricostruzione normativa muove dal D.L. n. 193 del 2009, art. 4, convertito nella L. n. 24 del 2010, dal richiamo ivi contenuto ai principi – applicabili al processo civile – previsti dal “Codice dell’amministrazione digitale” (cd. C.A.D.) portato dal D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, entrato in vigore il primo gennaio 2006, successivamente modificato dal D.Lgs. 4 aprile 2006, n. 159, dal D.Lgs. 30 dicembre 2010, n. 235, nonché dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, per poi arrivare alla normativa secondaria di attuazione costituita dal DM n. 44 del 2011.
E l’ulteriore conferma arriva dalle disposizioni contenute nel D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 52, convertito con la L. 11 agosto 2014, n. 114, che ha modificato il D.L. n. 179 del 2012, art. 16 bis, convertito con la L. n. 221 del 2012 (a sua volta introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 19, n. 2), che sanciscono l’estensione dei principi del C.A.D. anche agli atti del processo, specificamente ai provvedimenti del giudice.
Tra queste, l’art. 21, comma 2, C.A.D., come sostituito dal D.Lgs. 30 dicembre 2010, n. 235, art. 14, comma 1, lett. b), “che consente di equiparare la firma elettronica avanzata, qualificata o digitale, formata nel rispetto delle regole tecniche, alla firma apposta di pugno dal soggetto autore del documento, per di più munita della presunzione di autenticità di cui all’ultimo inciso”.
È innegabile che l’informatizzazione riguarda tutti i momenti del processo e che, per quanto manchi il necessario coordinamento tra norme del codice di rito e disposizioni sul pct, la giurisprudenza della Suprema Corte ha già avallato la digitalizzazione della giustizia.
La prossima sfida mira alla semplificazione del processo telematico.