Validità delle delibere condominiali: il punto della Cassazione

La Seconda Sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n.23903/2016 ha avuto modo di fare il punto su varie questioni sulla validità delle delibere assembleari.
Il punto di partenza sottoposto alla Corte era se nel verbale di assemblea, per la validità della delibera fosse necessario indicare oltre al cognome e della quota millesimale del condomino anche del suo nome proprio di battesimo.
La Corte in relazione alla questione ha rilevato che trattatasi semplicemente di “incompletezza innocua, non profilandosi alcuna incertezza, sull’identità dei soggetti”, non essendovi gli estremi per una confondibilità tra condomini.
Con l’occasione, operando anche precisi richiami alla nuova disciplina condominiale (L. 220/12), la Corte ha evidenziato da una parte l’orientamento in base alla quale l’omessa convocazione rileva sotto il profilo dell’annullabilità e non della nullità e dall’altra ha nuovamente chiarito che i portatori di interesse giuridico all’impugnazione della delibera sono soltanto gli assenti o dissenzienti in quanto non ritualmente convocati.
Da ultimo – tra vari arresti degni di nota – la sentenza ha evidenziato la portata del nuovo articolo 66, comma 3, disp. att. c.c., specificando che il condomino ritualmente convocato, non ha il potere di impugnare la delibera per difetto di convocazione di altro condomino, essendo solo il condomino pretermesso il titolare dell’interesse ad agire, in quanto il vizio riguarda esclusivamente la di lui sfera giuridica.